Ricchi ma poveri/Thomas Piketty: cosa rivela davvero la ricerca diventata caso planetario

Il suo studio è stato riconosciuto tra i più innovativi dell’ultimo decennio ed è stato invitato per discutere le sue teorie anche alla Casa Bianca. Si chiama Thomas Piketty ed è l’uomo del momento. Il motivo? Ha rivelato i segreti delle attuali disuguaglianze economiche, avanzando una teoria tanto agghiacciante quanto realistica: la distribuzione delle ricchezze, oggi, sarebbe paragonabile a quella precedente l’Ancien Régime. Ecco cosa afferma lo studio di cui tutti parlano che, conclude, se si proseguirà lungo questa via, la rivoluzione diventerà inevitabile
di: Francesca Tedeschi
23 Luglio 2015
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Chi è il ricco? E soprattutto il “borghese”, l’appartenente alla cosiddetta classe media? È davvero così impoverito? Perché le disuguaglianze continuano a crescere anche nel mondo occidentale, quel mondo che si credeva immune da ogni logica ottocentesca di classe? A queste domande ha risposto un economista francese, Thomas Piketty (per conoscerlo meglio, consultare il suo sito ufficiale), diventato un guru negli Stati Uniti. Il suo libro da quasi 700 pagine intitolato “Capital in the Twenty-First Century”, è da settimane al top delle classifiche Amazon (la versione in inglese costa 20,77 euro, quella in francese 17,99 euro) e non passa giorno che non sia citato da blog, tweet o articoli di quotidiani prestigiosi come il Wall Street Journal o il Financial Times che alle sue tesi hanno dedicato pagine intere.

Piketty attinge alla statistica (anche da Corrado Gini, uno dei primi statisti al mondo a studiare il problema della disuguaglianza sociale), alla storia e all’economia, e cerca di spiegare un fatto che a molti studiosi appare nebuloso: negli ultimi 200 anni, nonostante ci siano stati episodi clamorosi come la Rivoluzione francese e due guerre mondiali, in tema di diseguaglianze economiche e sociali, nulla sembra essere cambiato.

Guarda il video di Huffington Post Politics (in inglese) dove Thomas Piketty discute le tesi sostenute all’interno del suo libro:


L’upper class, chiamata da Piketty classe A, la middle class (classe B) e le fasce meno abbienti (classe C), si troverebbero oggi, in termini statistici, in una situazione quasi analoga a quella dell’Ancien Régime: “Rispetto agli inizi del Novecento, quando la maggior parte della popolazione possedeva solo il 5% della ricchezza nazionale, ci troviamo oggi, complessivamente, nella stessa condizione”, scrive lo studioso francese che aggiunge: “Dopo il 1910 c’è stato un progresso con la nascita della classe media, un fenomeno sottostimato. Che nasconde una sorpresa: la classe media ha un numero 4 volte maggiore dell’upper class, ma, in Europa, possiede solo un terzo della ricchezza complessiva, che diventa un quarto negli Stati Uniti. L’ineguaglianza tra le classi non è diminuita”.

La disuguaglianza genera rivoluzioni
Se è vero che in Europa oggi la metà della popolazione appartiene alla classe C, il 40% alla classe B e solo il 10% alla classe A, questi valori sono validi solo in paesi, come la Scandinavia, considerati egalitari. Perché mentre in Scandinavia il 25% del PIL viene distribuito alla classe A e il 35% alle classi B e C, negli USA si verifica il contrario, con dati che peggiorano sempre più, mentre in Germania e in Francia la media per la classe A è del 29-30%, e del 30% per le altre due.

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