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SOMMARIO

La tecnologia sta trasformando il modo in cui si gestisce il denaro, si fanno i pagamenti, si organizzano gli investimenti. In altri termini sta rivoluzionando la banca. Secondo i ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, uno dei più attenti occhi puntati sul futuro del mondo, Internet e cellulari la faranno da padroni, e tutto sarà virtuale, compreso il denaro. Ecco qualche anticipazione da Boston su cosa ci aspetta (e su cosa si può vedere già ora secondo il DBPB di Of Osservatorio finanziario)

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Immaginiamo di voler aprire un conto corrente senza doverci recare in banca. Di gestire i nostri soldi e gli investimenti in qualunque momento utilizzando il telefono. Di pagare ovunque in tempo reale senza tirare fuori il portafoglio dalla tasca. Di contattare un consulente tramite videochiamata per sottoscrivere un mutuo. O ancora, supponiamo che il tetto di casa nostra necessiti di riparazioni, e che sia la banca stessa a raccomandarci diversi fornitori, organizzando la raccolta di preventivi per agevolarci nella scelta, e offrendo anche il finanziamento per far fronte alla spesa.

Utopia o realtà? Nessuna delle due cose, dicono i ricercatori del MIT (una delle più importanti università di ricerca del mondo, con sede a Cambridge, nel Massachusetts) in un report intitolato “Il manifesto del Digital Banking: la fine delle banche?” , pubblicato pochi mesi fa. Perché, a loro dire, “stiamo entrando in una nuova era dell’innovazione, destinata a cambiare il rapporto tra i clienti e le banche”. Per sempre. Alex Lipton, David Shrier e Alex Pentland del dipartimento di Ingegneria e Scienza dei Collegamenti del Massachusetts Institute of Technology che hanno redatto il rapporto ne sono convinti: “il modello bancario tradizionale è indubbiamente destinato a scomparire con il tempo”. La causa è, ovviamente, il progresso tecnologico. Cioè l’introduzione di nuove tecnologie sempre più connesse, che hanno portato al proliferarsi di società finanziarie non appartenenti al circuito bancario. Le cosiddette FinTech sono startup che applicano la tecnologia alla finanza, e permettono di gestire i soldi allo stesso modo, ma con commissioni più contenute. Generando, quindi, uno squilibrio di forze in uno dei mercati finora considerati più solidi: quello dei soldi. Arrivando, perfino, a contagiare le banche stesse, che ne escono trasformate.

Cosa accadrà dunque? Come sarà la banca del futuro? E quali servizi offrirà? Non è troppo presto per indicare quali direzioni prenderà la banca digitale del futuro. Alcuni servizi sono già stati attivati, altri invece, sono per ora ancora in fase di studio, ma non è da escludere che, nel giro di qualche anno, potrebbero vedere la luce. Ecco quindi come gestiremo i soldi e le finanze tra qualche anno. E cosa, invece, si può già fare ora.

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La moneta diventa digitale


Una delle trasformazioni più importanti, e potenzialmente più rivoluzionarie, è l’introduzione della moneta digitale (leggi qui l’articolo sulla Cripto-Valuta). Secondo i ricercatori del MIT, infatti, il conio virtuale permetterà di ridurre il costo delle transazioni. E sarà quindi uno strumento imprescindibile per le nuove banche digitali e per le loro interazioni con altre banche digitali, tradizionali e centrali. In effetti, in questa direzione, sono già arrivate le prime conferme: alcune banche centrali (come la Banca Popolare Cinese, la Banca d’Inghilterra e la Banca Centrale Russa) stanno da qualche tempo vagliando l’ipotesi di emettere moneta virtuale in proprio, che sia appoggiata dallo Stato e che eviti la fuoriuscita di capitali, il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale.
In Giappone, intanto, la banca privata Banca di Tokyo Mitsubishi (MUFJ) si dice pronta all’emissione dei MUFG coin. Mentre anche quattro delle più grandi banche a livello globale, UBS, Deutsche Bank, Santander e Bank of New York Mellon, hanno annunciato l’avvio di un’alleanza strategica volta a coniare (entro il 2018) una nuova valuta virtuale.

Il fenomeno, però, non coinvolge solo le banche. Oltre alle varie monete coniate dal web dopo l’esplosione dei Bitcoin, anche alcune amministrazioni comunali, del tutto indipendentemente dagli istituti di credito, si apprestano ad entrare nel mercato dei soldi digitali. L’ultima novità proviene dal comune di Barcellona che ha da poco annunciato che, nel 2017, lancerà una valuta virtuale simile a quelle già sperimentate nelle città di Bristol, Tolosa e Nantes, con l’obiettivo di stimolare l’economia sociale e solidale. La cripto-moneta, infatti, verrà inizialmente testata nell'area più povera della città, salvo poi essere diffusa successivamente a tutto il resto della popolazione.

Investimenti e pagamenti


Una seconda via di sviluppo è caratterizzata dai servizi ad alto valore aggiunto nel mondo degli investimenti e in quello dei pagamenti. Si tratta, nel primo caso delle piattaforme di robo-advisory, caratterizzate dalla presenza di un consulente robot che crea portafogli personalizzati in base alla propensione al rischio di ciascun cliente (leggi qui l’articolo sulle piattaforme di robo-advisory). CheBanca! , per esempio, ha già lanciato da qualche mese la sua piattaforma di robo-advisory Yellow Advice, creata in collaborazione con Advise Only e Deus Technology, due FinTech che fino a pochi anni fa non esistevano. Di recente, poi, si sono aggiunte X-Net di Fineco e Wise di Widiba.

---- Nel secondo settore, quello dei pagamenti, invece, continueranno a proliferare i wallet digitali, cioè quei portafogli elettronici che dall’ultimo anno stanno conoscendo un discreto boom, con i quali trasferire soldi agli amici via cellulare in tempo reale. La maggior parte degli istituti di credito si è affidata a Jiffy, il servizio di SIA con il quale inviare denaro pur non conoscendo i dati delle carte di credito o il codice Iban del conto del ricevente. Ma non mancano partnership con alcune società FinTech. Le BCC, per esempio, promuovono già da tempo presso i clienti l’utilizzo dell’app Satispay, creata dall’omonima startup. L’azienda, nata 3 anni fa, ha di recente portato a termine un aumento di capitale da 5 milioni di euro, partecipato, tra gli altri, da alcuni investitori istituzionali come Iccrea Banca e BCC del Cuneese.
BNL-Gruppo BNP Paribas, la controllata solo online Hello bank! e CheBanca! , invece, hanno aderito a Smarticket.it, il servizio dell’omonima startup nata nel 2015 e attiva nel settore del mobile ticketing, che consente da cellulare di pagare la sosta e gli abbonamenti su strisce blu dei comuni aderenti.

Tutto online


La banca digitale del futuro, per sua stessa definizione, sarà per lo più virtuale. Come ricorda un’inchiesta recentemente pubblicata dal sito del Nasdaq, infatti, in America settentrionale, Europa e Asia le banche stanno già investendo a profusione in tecnologia. Alcune, poi, collaborano attivamente con startup tecnologiche. Mentre altri istituti finanziari le acquistano direttamente. JP Morgan, per esempio, ha da stretto una partnership con la piattaforma di prestito online On Deck. Goldman Sachs, invece, ha acquistato la società di consulenza online Honest Dollar. BNP Paribas ha stretto accordi con la startup attiva nel crowdfunding, Smart Angels. Mentre BBVA ha acquistato la startup finlandese Holvi, che rifornisce, attraverso la sua piattaforma online, gli imprenditori e le piccole e medie imprese di una gamma di servizi dedicati, simili a quelli normalmente offerti dal sistema bancario tradizionale.

---- Tutti i settori di business, dunque, dai finanziamenti alla consulenza si sposteranno online. In Italia i primi esempi che confermano che la strada verso la digitalizzazione è stata imboccata sono già visibili. Widiba, per esempio, la banca online del Gruppo Montepaschi di Siena a fine novembre ha lanciato per la prima volta un’offerta sui mutui casa, richiedibili al 100% online e completamente paperless, dalla richiesta con firma digitale fino all’invio online dell’intera documentazione al notaio. Crédit Agricole (il nuovo brand che rimpiazza Cariparma), invece, da qualche settimana ha messo online un sito ad hoc per i finanziamenti destinati all’acquisto dell’abitazione: via Internet, oltre al preventivatore e alle informazioni utili su come procedere, è possibile anche inoltrare la richiesta d’acquisto. ING Direct, infine, da inizio novembre permette a chi naviga sul sito nella sezione di mutui e investimenti di attivare una videoconferenza con un esperto per ricevere informazioni più dettagliate. Mentre i big del settore, Intesa Sanpaolo e UniCredit, stanno entrambe lavorando per rendere i prestiti personali istantanei. Già oggi, per esempio, entrambe offrono un mini-prestito attivabile all’occorrenza anche da cellulare (nel caso di UniCredit in realtà il mobile è l’unico canale disponibile), e con erogazione in tempo reale.

Offerte su misura


Ma oltre ai servizi bancari ed extra, le banche del futuro potranno prevedere anche tutta una serie di offerte su misura. Secondo i ricercatori del MIT, infatti, gli istituti di credito potrebbero seguire l’esempio delle potenze di internet (come Google, Amazon, Alibaba e Facebook) ed elaborare e mettere insieme tutti i dati che possiedono in merito ai clienti, a dove acquistano, come comprano, di quali prodotti finanziari hanno bisogno. Creando quindi un metodo che sia in grado di prevedere i comportamenti futuri, le future attività finanziarie e la solvibilità dei clienti.
In effetti, si legge ancora nel report, i pagamenti che noi effettuiamo in un negozio dicono molto più di noi di quanto non facciano statici dati di profilo tradizionali (per esempio età, reddito e geografia). In questo modo, sfruttando questi dati, le banche digitali potranno creare offerte personalizzate che, spiegano gli analisti, possono includere soluzioni di pagamento, servizi di informazione, risparmio e deposito fino ad attività bancarie, servizi di consulenza e finanza semplice.

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