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Amazon ma anche le FinTech possono essere una seria minaccia per la banca soprattutto nei pagamenti. Ma per Carlo Messina nel piano triennale appena presentato questo rischio è già valutato e superato dalla scelta di puntare su assicurazioni e risparmio gestito. E intanto stringe accordi a Oxford

Messina (Intesa): come la banca contrattacca l'arrembaggio delle FinTech e di Amazon

Carlo Messina, AD di Intesa Sanpaolo (nella foto), in qualità di Distinguished Speaker è stato invitato all'Università di Oxford in UK il 23 marzo scorso per partecipare a un seminario sul futuro dell'industria dei servizi finanziari e il ruolo giocato oggi dalle maggiori istituzioni finanziarie. La discussione ha trattato aree in cui l'innovazione finanziaria è più forte e più significative le opportunità per i giovani imprenditori di creare nuovi prodotti e modelli di business che soddisfino le esigenze sia dei clienti commerciali che privati. Messina era ad Oxford per siglare la partnership strategica tra il Gruppo che dirige e il prestigioso Ateneo, impegnandosi nel sostegno delle attività di ricerca nel settore degli studi manageriali. Il sostegno prevede anche di finanziare un posto di Research Fellow Intesa Sanpaolo presso la Saïd Business School. «Siamo entusiasti di iniziare a lavorare con il team di ricerca presso la Saïd Business School - ha commentato l'AD di Intesa Sanpaolo - per studiare come le istituzioni finanziarie possono e devono interagire con le comunità in cui operano».

Durante la permanenza a Londra Carlo Messina è stato anche intervistato dal Financial Times (leggi "Big banks on notice as tech groups ramp up pressure", 1 aprile 2018), che gli ha domandato se la sua banca prevede di perdere quote di mercato rilevanti in aree aree tradizionali, come i pagamenti, a causa dell'irruzione nell'industria bancaria e finanziaria di nuovi competitor molto aggressivi, quelle aziende tecnologiche, in particolare le cosiddette FAAG (Facebook, Amazon, Apple e Google) ma anche le numerose FinTech che stanno intensificando la loro sfida alle banche e alle società finanziarie. «È chiaro che possono essere una minaccia - ha risposto Messina - e nel nostro piano triennnale abbiamo già incorporato una parte dei ricavi quelli che riguardano i pagamenti».

L'AD di Intesa Sanpaolo ha poi aggiunto che la clientela più anziana e benestante è riluttante ad affidare il proprio denaro alle FinTech o a piattaforme di Corporation tecnologiche. Questa considerazione ha portato quindi il primo gruppo Italiano per capitalizzazione, a concentrarsi su settori quali assicurazioni e gestione patrimoniale. I commenti di Messina sono supportati - secondo il foglio economico britannico - da nuove ricerche che prevedono che nel Nord America le banche nei prossimi 5 anni potrebbero perdere più di un terzo delle entrate derivanti da risparmi, prestiti e investimenti tradizionali attività per i loro competitor basati sulla tecnologia. Il mercato bancario negli Stati Uniti e in Canada sarà più profondamente sconvolto da queste nuove realtà. L'analisi citata dal Financial Times e quella pubblicata di Citigroup intitolata "Rapporto futuro". Qui si legge che entro il 2025 le banche nordamericane potrebbero perdere il 34% delle entrate da pagamenti, investimenti, prestiti personali, prestiti alle PMI e prestiti alle imprese.

C'è un'unica parte del mercato nordamericano che dovrebbe sfuggire a questo drammatico sconvolgimento ed è il credito erogato attraverso le carte. Mentre saranno soprattutto le società di finanziamenti P2P come Funding Circle e Il Club dei prestiti che potrebbero ottenere successo anche rilevando il giro di affari da alcune banche che si concentreranno quindi su altri mercati. Ci sono poi app come TransferMate e Revolut che già oggi hanno eroso commissioni delle banche. Solo online banche come Atom nel Regno Unito e Bank of the Internet negli Stati Uniti hanno conquistato clienti da banche tradizionali.

La sfida alle banche in Europa da parte delle FinTech è stimolata inoltre da una nuova regolamentazione "open banking" che obbliga i finanziatori a dare loro accesso ai conti di i clienti che lo autorizzano. Per Ronit Ghose, capo della ricerca sulle banche globali di Citi, gli Stati Uniti sono il mercato interno di Big Tech come Amazon, che vogliono entrare nel business finanziario e di numerose start-up fintech che sono già adesso attive in in tutte le aree di prodotto. Le banche hanno cercato di affrontare l'invasione installando laboratori di innovazione, prendendo quote nelle start-up e collaborando con gruppi di tecnici: JPMorgan è in trattative ad esempio, per aiutare ad aprire i conti bancari di Amazon. Le istituzioni finanziarie tradizionali sono criticate perché troppo lente per reagire al mercato dei cambiamenti. Ma ancora oggi la spesa IT per le banche in euro è invariata dal 2009. Mentre quella per le banche USA è aumentata di soli 2 punti percentuali.

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